sabato 29 febbraio 2020

Riassunto di fine stagione 2019

Alla fine siamo arrivati al termine della stagione invernale.

Ok, secondo il calendario mancano ancora una ventina di giorni, ma questa settimana ho praticamente concluso la raccolta degli ortaggi tipicamente invernali, cioe' i vari cavoli e i radicchi.
 

Insomma, mi avete vuotato l'orto :))
 

In fin dei conti ora sono un po' piu' tranquillo, nel senso che le temperature assurde per una stagione che si possa chiamare inverno stavano accelerando in modo preoccupante la fase di salita a seme di tutti gli ortaggi.
In queste condizioni non si puo' fare nulla, se non raccogliere tutto prima che inizino a formarsi gli steli che porteranno i fiori.
Arrivare a questa fase avrebbe voluto dire solo una cosa: perdita, tanto lavoro dei mesi precedenti sarebbe andato in fumo, senza contare le spese vive gia' pagate per l'acquisto delle piantine.
Per fortuna non e' andata cosi', gli ordini che ho ricevuto fra gennaio e febbraio sono stati sufficienti a raccogliere praticamente tutto, e di questo ringrazio tutti quelli che hanno scelto La Dulina per approviggionare la dispensa di casa.
Rimane ancora qualcosa: radicchio a grumolo e cavoletti di Bruxelles in pieno campo, in serra invece ci sono gli spinaci, la bietina da taglio e la rucola dei quali spero di riuscire a fare ancora un taglio. In ogni caso tutto di dimensioni troppo piccole per essere raccolto, occorre aspettare un po'.


Ovviamente c'e' anche il lato B della medaglia: dalla prossima settimana sono costretto a sospendere temporaneamente le vendite in orto e le consegne a domicilio, quanto rimane in campo non e' sufficiente per compilare un listino significativo per varieta' e quantita'.

Ora e' il momento invece di prepararsi ad una nuova stagione, e diverse coltivazioni sono gia' ben avviate, ecco alcune foto di quanto sara' disponibile in primavera:


Questi qui sopra sono i piselli, alti gia' mezzo metro circa, con qualche fiore che comincia gia' a farsi vedere.


Questa invece e' una delle piantine di cavolo rapa viola


Su questa  aiola, coperta con un telo biodegradabile, stanno crescendo delle lattughe, sulla sinistra, mentre sulla fila di destra ci sono bieta da coste (in primo piano), della cicoria e altro cavolo rapa. Nella fila centrale, dove si notano solo i fori, stanno invece spuntando dei ravanelli. Eccoli con maggiore dettaglio nella foto seguente:


Altri ortaggi sono gia' stati seminati in vivaio:


E nelle prossime settimane non ci sara' tempo da perdere, perche' e' il momento per la semina delle tipiche coltivazioni estive, ossia pomodori, melanzane, peperoni, fagiolini e cosi' via.

Insomma, anche se non c'e' vendita, il lavoro in campo non si ferma mai.

venerdì 31 gennaio 2020

SPINACIO

In questi giorni inizia la raccolta dello spinacio da taglio.

La sua coltivazione viene fatta sotto tunnel, in ambiente protetto su una aiuola leggermente rialzata e coperta con telo di pacciamatura in materiale biodegradabile, sotto al quale corrono le ali gocciolanti per l'irrigazione.

In tale modo si ottiene un bellissimo spinacio da taglio, ossia vengono raccolte le singole foglie tagliandole un po' alte rispetto al suolo, quando sono ancora relativamente piccole.
 

Le giovani foglie sono molto tenere, ottime se lessate come normale per lo spinacio, ma proprio per la precocita' nella raccolta unita alla scarsa esposizione ai rigori invernali, fa si che siano squisite anche crude in insalata, condite con del buon olio EVO bio e un po' di limone.

Ora vediamo qualche aspetto pratico della coltivazione, prendendo come esempio l'aiuola visibile nella seguente foto:

Si tratta di una aiuola che copre l'intera lunghezza del tunnel, pari a 38 metri, sulla quale vengono coltivate sei file singole.
Le piantine sono distanziate tra loro di 10 cm.
Quindi in totale ci sono ben 2280 piantine su una aiuola.

Per ottenerle ho utilizzato contenitori alveolati da 160 fori, per un totale di 16 contenitori (un po' abbondanti per compensare la non perfetta germinazione).
Il 16 ottobre 2019 ogni contenitore e' stato riempito (a mano) di terriccio e quindi in ogni foro sono stati depositati (a mano) 4/5 semi di spinacio.
Coperti i contenitori con del tessuto non tessuto, ho iniziato ad irrigare fino a quando non e' iniziata la germinazione delle piante. A questo punto, rimosso il tessuto non tessuto, l'irrigazione e' continuata fino a quando sulle piantine non sono comparse le prime foglie vere.

Raggiunta la giusta dimensione, le 2280 piantine sono state trapiantate una ad una (sempre a mano), forando con un piantabulbi il telo di pacciamatura e il terreno.

Poi ancora qualche irrigazione e la lunga attesa di quasi tre mesi e mezzo, fino al raccolto di questi giorni.
In questo modo il prodotto e' estremamente pulito e non ha nulla da invidiare a quelle "verdure" che si trovano insacchettate nei supermercati, la cosiddetta quarta gamma.

domenica 26 maggio 2019

PATATE NOVELLE

Alcuni giorni fa abbiamo completato la raccolta delle patate novelle.
Per raccogliere patate cosi' presto qui dalle nostre parti, la coltivazione deve essere fatta obbligatoriamente in tunnel freddo, ed e' iniziata svariati mesi fa.

Abbiamo ordinato gia' a gennaio la varieta' che ci interessava, denominata Agila.
Ci e' stata consegnata circa a meta' febbraio, e dopo qualche settimana di pregerminazione (ossia abbiamo fatto prendere luce ai tuberi da seme in modo che si sviluppino i germogli), lunedi' 4 marzo i tuberi sono state messi a dimora su una aiola in doppia fila, interrandoli a mano uno ad uno, per un totale di 253 tuberi.

L'aiola era stata precedentemente coperta da telo biodegradabile nero: questa soluzione, oltre al controllo delle erbe infestanti, grazie al colore nero del telo, permette un maggiore accumulo di calore nel suolo di semina, in modo da far partire con piu' facilita' la nascita delle piante.

Ecco una fotografia con lo stato delle piante il giorno 13/04, ossia poco piu' di un mese dopo la semina:


Tutti i tuberi hanno sviluppato un'ottimo apparato fogliare, assolutamente sano senza alcun intervento fitosanitario, ossia senza insetticidi o anticrittogamici.
Infatti la coltivazione della patate, quando fatta all'aperto in pieno campo, presenta due difficolta' importanti:
1. La forte attrazione che producono verso la dorifora della patata, un coleottero decisamente vorace sia nello stadio adulto che in quello di larva, capace di defogliare completamente una pianta nel giro di poche ore se non viene eliminato. Chi volesse saperne di piu' puo' leggere ulteriori informazioni qui
Gli insetticidi naturali per la lotta a questo colettoro sono scarsi e di utilizzo assai delicato.
2. La malattia crittogamica nota come peronospora della patata (ampiamente descritta qui), per la quale l'unico sistema preventivo che abbiamo a disposizione e' l'utilizzo di prodotti a base di rame.

Coltivando le patate in tunnel, si schiva il problema della dorifora, in quanto si arriva al raccolto quando le temperature esterne non consentono ancora un pieno sviluppo dell'insetto, che arriva ma con un numero di esemplari che in genere riusciamo ad eliminare a mano con un monitoraggio giornaliero delle piante.
Sempre grazie alla copertura del tunnel, evitiamo la bagnatura delle foglie che verrebbe causata dalla pioggia, e grazie all'irrigazione a goccia con linee stese sotto al telo di pacciamatura, evitiamo le condizioni per lo sviluppo della peronospora sulle foglie.

Insomma, dopo circa tre mesi dalla semina siamo alla fine arrivati al raccolto, la fase sicuramente piu' faticosa in quanto svolta totalmente a mano: dentro nel tunnel non abbiamo alcuna possibilita' di entrare con il trattore e relativi macchinari per la scalzatura dei tuberi fuori dal terreno.

Ecco quindi come abbiamo fatto:  


Le patate sono tutte sane, alcune di pezzatura veramente notevole, quindi per ora possiamo essere soddisfatti. La valutazione finale si potra' fare solo alla fine della vendita, quando avremo il reale peso di tutto il raccolto.

Un ultima informazione: la buccia di queste patate e' particolarmente sottile, quindi non serve neanche toglierla con un coltello, basta sfregare la patate sotto l'acqua corrente e insistere un po' con la mano. Se poi rimane un po' di buccia attaccata non fa niente, una volta cotta non si nota neanche.

giovedì 2 maggio 2019

RAVANELLI

Erano diversi anni che non li coltivavamo. Senza motivi particolari, semplicemente non erano nei nostri pensieri.....
Quest'anno invece ce ne siamo ricordati, siamo riusciti a fare due piccole semine ai primi di marzo, una sotto serra e una all'aperto.
Dopo un mesetto, eccoli qua, quelli sotto serra sono pronti per il consumo.


Attenzione: del ravanello non si butta nulla, anche le foglie vanno consumate.

Diversi studi hanno infatti determinato che le proprietà nutrizionali delle foglie superano di gran lunga quelle della radice.

Nelle foglie e il loro fusto sono state infatti trovate quantità importanti di proteine, fibre, ma anche vitamina C e calcio, oltre a composti antiossidanti, antinfiammatori e antitumorali, in quantità da doppia a quadrupla rispetto alla radice.

Insomma, dopo averli sciacquati e mondati da eventuali parti rovinate, non ci si ferma ad affettare la radice, ma si continua anche con le foglie, per mettere tutto insieme in una fresca insalata mista primaverile.

E con tutte queste benefiche proprietà, sarebbe il caso se ci ricordassimo più spesso di seminarli....

RIFERIMENTI: 
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1756464615002224

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed?db=PubMed&cmd=Retrieve&list_uids=20072818
 

sabato 13 aprile 2019

FINOCCHIETTI PRIMAVERILI

A volte la natura ci offre una seconda possibilità.
Complice un inverno tutto sommato mite, e una primavera calda assai in anticipo, le piante di finocchio dopo la raccolta dallo scorso autunno sono praticamente tutte sopravvissute, ed eccole qui che spuntano dal terreno.



Essendo piante biennali, si sta preparando per andare a seme, fase alla quale normalmente non siamo interessati.
Ci siamo pero' accorti che alcune piante comunque si sono leggermente ingrossate alla base, al punto che vale la pena raccoglierle e consumarle.

Questa e' la vista di una singola pianta prima della pulizia:


Tolta la parte rovinata, quello che rimane sono due piccoli finocchietti, da circa 50-100 grammi ognuno.




Bene. E adesso ?

Le dimensioni contenute e l'aroma lieve suggeriscono un utilizzo semplice e rapido, ossia tagliati sottili e messi crudi in insalata.

Eccoli qua, lavati e affettati:




Per concludere, li aggiungiamo ad una fresca insalata mista preparata con lattuga, radicchio di campo, olive, e un po' di feta greca. Sale integrale, olio EVO rigorosamente bio e un po' di aceto di mele per condire. E buon appetito :)



NON SAI MAI COSA TI ASPETTA DIETRO L'ANGOLO

Venerdì 6 luglio 2018.

Una data che per me può essere paragonata a quella nella quale si sono verificati certi terremoti, non lievi. Distruttivi.
Quelli che demoliscono tutto, e dopo un po' fra le macerie trovi gli orologi che segnano ancora l'orario del disastro.

Venerdì' pomeriggio, poco prima delle 18, decido di andare nell'appezzamento che abbiamo denominato "Campo 5", devo raccogliere ancora delle zucchine e un po' di lattuga. Tutto il campo e' circondato da una rete leggera, alta circa un metro, a protezione delle incursioni delle lepri, che negli ultimi anni ci stanno dando un sacco di problemi.
Come ogni giorno, la rete va abbassata leggermente con la mano e scavalcata, non e' possibile smontarla e rimontarla ad ogni passaggio, sarebbe troppo lungo.
Un gesto ormai semplice e consueto, al quale quasi non si pensa più.
Allora abbasso la rete, alzo la gamba destra e inizio a portarla oltre la rete.
Ma, complici stanchezza e fretta di finire, sulla sommità lo scarpone si impiglia. Il peso del mio corpo e' già sbilanciato oltre la rete, e non riesco a fermare il movimento.
Con il piede bloccato inizio a cadere con le gambe che si chiudono in modo innaturale.

E inizia l'inferno.

Quanto ci vuole a cadere sul fianco stando in piedi ? Mezzo secondo ?
In questo breve lasso tempo, mentre viaggio verso terra, sento un rumore secco, qualcosa che si rompe. E' dentro di me.
Lo sento con l'udito. Ma la sensazione terrificante e' il rumore "interno", lo schiocco secco dentro al mio corpo.
Arrivo a terra sul fianco, l'urto mi fa quasi rimettere, e mi devo immobilizzare per riprendere fiato. Mi rendo conto che c'è qualche problema importante.
Trenta secondi, un minuto, respiri ampi e profondi per far passare la nausea.
Poi cerco di alzarmi.
Shock. La gamba destra non risponde, e inizio a sentire dolore. A questo punto capisco che il problema non e' solo importante, e' grave.
Cosa e' stato quel rumore che ho sentito ? Qualche tendine rotto ? Non lo so, non capisco. Mi tocco la gamba, sangue non c'è ne'.
Devo chiedere aiuto, non posso muovermi. Inizio a urlare, ma mi rendo subito conto che sono in aperta campagna,non c'è nessuno nei paraggi. Arriva solo Zeus, il cane di un vicino di orto, abituato a girare libero. E' agitato, e dal suo sguardo vedo che capisce che sto male, ma cosa può fare per tirarmi fuori da li ?
Il caso ha voluto che quella sera fossi andato al campo 5 con la macchina, cosa che non faccio mai, e dentro in  macchina avevo lasciato il cellulare.
Allora inizio a strisciare sul terreno, passo sotto alla rete che era tenuta a terra da un pesante tronco. In qualche modo arrivo alla macchina (che culo, avevo lasciato la portiera aperta), a braccia mi sollevo e riesco finalmente arrivare al telefono. Chiamo Gregorio, che era andato via solo pochi minuti prima. Avviso mia moglie che ci sono guai in vista. E non ci penso due volte a chiamare il 118.
Alla fine mi recuperano e vengo portato in pronto soccorso a Monfalcone.

Attendo, mi fanno una radiografia, e dopo un po' l'ortopedico arriva, serio, con un verdetto duro: frattura grave del collo del femore. Alto rischio di necrosi dell'osso. L'indomani mi operano. Serviranno parecchi mesi di stop totale.

Ricordo come se fosse ieri il mio pensiero: "Parecchi mesi ??? 'Sto qua non sa con chi ga a che far, fra poco son come novo".
Lavoro a parte, il fine settimana precedente ero a Cima dei Cacciatori a più di 2000 metri. E poi, piccola soddisfazione personale a 47 anni suonati, mentre mi facevano la radiografia, ho sentito l'infermiera che diceva al radiologo "Cio, che fisicon 'sto qua...."
Non so se ridere o piangere.

Ovvio che ero ancora sotto shock. Non solo non avevo capito niente, ma non avevo mai avuto a che fare con una frattura in vita mia.
Ed eccolo qua il risultato di una banale caduta:



Con questa nuova dotazione metallica, riesco di nuovo a muovere la gamba, praticamente da subito dopo l'intervento. Ma la prognosi e' allucinante: 3 mesi di riposo totale, praticamente solo letto e divano, poi appena iniziare la riabilitazione. Se la testa del femore non muore. Altrimenti l'unica strada e' la protesi. Forse nel giro di un anno tornerò come ero prima dell'incidente. Forse.
Quando finisce questo incubo ?
Ma non sto dormendo, questa' e' la realtà. Prima avevo a che fare con piante, fiori, insetti, terra, humus, letame, trattore, impianto di irrigazione e compagnia bella, e di colpo l' argomento di ogni giorno diventa medici, esami, terapie.

Ho di nuovo la gamba "intera", ma inizia un nuovo inferno, quello del logorio psicologico, chiuso dentro casa ben consapevole di tutto quello che c'è da fare in orto e che io dovrei fare. E che non so se potrò più fare come prima.

Mentre sono a letto, guardo le foto della domenica precedente, a duemila e rotti metri. Mi vedo nella foto, e poi mi guardo li, disteso, le stampelle appoggiate sul comodino. E non mi riconosco più. Chi dei due e' l'impostore ?




Alla fine i mesi passano, e si arriva al 19 marzo 2019. Poco meno di un mese fa ho chiuso la pratica di infortunio. Dopo esami e terapie varie tutti conclusi bene, tento di iniziare la fase di ricostruzione dopo il "terremoto".
Non e' una passeggiata: fisioterapie e palestra mi hanno fatto bene e rimesso in piedi, ma in fin dei conti si fanno in un mondo "virtuale", protetto, che ben poco ha da spartire con la fatica reale in campagna, tutti i giorni, con qualunque tempo. Ed infatti, come riprendo a muovermi secondo le vecchie abitudini ed esigenze di lavoro, vengono fuori dolori e fastidi che non si erano fatti vivi prima.
Pazienza, imparerò a conviverci, con la speranza che facciano parte delle scosse di assestamento del terremoto, e che prima o poi passeranno.

Che "La Dulina" esista ancora lo considero un miracolo. Ho passato mesi da incubo, ma Gregorio ha portato avanti da solo quello che poteva, e non se la e' passata affatto bene. Onore alla sua volontà' di proseguire malgrado tutto.

Questa e' in sostanza la ragione del silenzio sul blog di tutti questi mesi, e di tutte le "anomalie" nella nostra offerta di ortaggi in questi ultimi otto mesi.

Ora si riparte, anche se qualche cambiamento dovrò per forza metterlo in pratica. "Tirare" come ho sempre fatto prima dell'incidente, 9-10 ore di lavoro al giorno, qualche volta anche la domenica, sono da dimenticare. Altrimenti vorrebbe dire che non ho capito niente di quanto mi e' successo. E prima o poi mi ritroverei con un altro conto da pagare, probabilmente molto più salato.

Finisce qui questa cronaca.
Finisce con un grazie a tutti quelli che in questi mesi mi sono stati vicini e mi hanno dato una mano in vari modi.
E un grazie a tutti quelli che malgrado un offerta non eccellente per quantità e varietà, hanno comunque continuato ad acquistare i nostri prodotti e sono ancora con noi.

Alessandro

martedì 19 giugno 2018

RIBES NERO

Siamo a giugno inoltrato, ormai nel pieno della raccolta del ribes nero.


Una pianta umile, senza grosse pretese, che ci regala dei piccoli frutti assai preziosi. Sono infatti delle piccole perle di vitamina C, con concentrazioni assai superiori a qualunque altro frutto locale in tutte le stagioni.

Ecco il confronto, impressionante, ricavato dalle tabelle di composizione degli alimenti del CREA; la quantità di vitamina C indicata si riferisce a 100 gr di prodotto fresco:

Ribes nero 200 mg

Albicocca 13 mg
Ciliegie 11 mg
Fragola 54 mg
Melone 32 mg
More 19 mg
Pesche 18 mg

Arancia 50 mg
Limone 50 mg

Considerato che i livelli di assunzione di riferimento, tratti dal sito della Società Italiana di Nutrizione Umana, parlano di 75-90 mg/giorno di vitamina C per gli adulti, si capisce come il ribes nero sia una ottima occasione per fare scorta di questa preziosa vitamina.

Ma non finisce qui: in letteratura viene sovente riportato come nel ribes nero tale vitamina sia particolarmente stabile rispetto all'esposizione all'ossigeno e alla temperatura:  sembra che uno sciroppo di ribes nero perda solo il 15% di vitamina C in un anno, e il 70% in due anni. (*)

Ovviamente tutte le medaglie hanno due facce: se da una parte ha queste preziose proprietà, produce con costanza ogni anno, e non richiede alcun trattamento contro i parassiti (che, anche se sempre presenti, pare non riescano in alcun modo a compromettere la produzione e la qualità del raccolto), dall'altra richiede una pazienza enorme nella raccolta, che facciamo ovviamente a mano, staccando le singole bacche dai piccoli grappoli.

Il tutto mentre si viene continuamente "visitati", in ogni parte del corpo, dalla moltitudine di insetti che popolano gli arbusti: ragni, cimici, cavallette, e soprattutto moscerini di ogni tipo.
Insomma, uno di quei lavoretti che ci piace definire "zen", ovvero stimolano la chiarezza del pensiero e aiutano a fortificare l'animo !

E una volta portato a casa, cosa fare di lui ?

Sicuramente il modo migliore di consumarlo e' fresco; il suo gusto non e' proprio facile, resta sempre leggermente acidulo anche in piena maturazione.
Quindi il suggerimento che diamo e' di accompagnarlo con dello yogurt e del miele (rigorosamente bio, entrambi).
Si può ovviamente aggiungere a della macedonia di frutta fresca.
E magari aggiungerlo abbondantemente a del gelato alla frutta.

Si può anche trasformarlo, ecco alcuni esempi.

Marmellata di ribes nero

Ingredienti: ribes nero 1 kg, zucchero integrale di canna 150 gr

Dopo aver lavato il ribes, lasciarlo macerare per 24 ore in una terrina con lo zucchero.
Mettere quindi sul fuoco in una casseruola, portare a ebollizione e cuocere per circa 15 minuti.
Frullare il tutto e mettere nei vasi di vetro precedentemente sterilizzati.
Non necessita di alcun addensante, una volta frullato si addensa naturalmente.

Sciroppo di ribes nero

Ingredienti: ribes nero 1 kg, zucchero integrale di canna 200 gr 

Lavare e sgocciolare il ribes, quindi schiacciarlo in una terrina con una spatola di legno o altro attrezzo adeguato.
Lasciarlo macerare per 24 ore, quindi versare il tutto su un setaccio fine o una garza. Raccogliere il succo, metterlo sul fuoco assieme allo zucchero, e portare ad ebollizione. Una volta schiumato, versare il liquido nelle bottiglie e chiudere ermeticamente.

Liquore di ribes nero

Ingredienti: ribes nero 1 kg, cannella 2 gr, chiodi di garofano 12 gr, acquavite 3 l, zucchero di canna 750 gr

Dopo aver lavato il ribes, metterlo a macerare per un mese nell'acquavite assieme a tutti gli altri ingredienti, avendo cura di mescolare ogni giorno.
Passato il mese, schiacciare il ribes e filtrare il tutto attraverso una garza sottile, quindi mettere nelle bottiglie


(*) RIFERIMENTI

Jean Valnet - Cura delle malattie con ortaggi, frutta e cereali - Ed. Giunti